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Montebuono Oltrepò Pavese DOC 2000

VITIGNO:
Croatina Uva Rara e Vespolina
DENOMINAZIONE:
Oltrepò Pavese DOC
ANNATA: 2000
ALCOL: 14 %
FORMATO: 0.75 lt

Il Montebuono nasce invece dall’omonima collina di circa 3 ettari, caratterizzata da terreni di tufo e ghiaia con presenza di sabbie. Come racconta la stessa etichetta, dopo la battaglia di Marengo Napoleone sostò a Broni, ne bevve il vino e lo trovò eccellente: da allora la collina viene chiamata anche “Monte Napoleone”. Anche qui convivono Croatina, Uva Rara e Vespolina, ma è la diversa terra a conferire al vino una propria e precisa identità. Le vigne hanno un’età media di circa 40 anni e vengono lavorate secondo la stessa filosofia contadina della famiglia Maga. Dopo la raccolta manuale e un’attenta selezione dei grappoli, le uve vengono pigiate e lasciate fermentare spontaneamente nelle vecchie botti di rovere, con una macerazione di circa 7-9 giorni. Segue un affinamento sulle fecce fini e il successivo imbottigliamento. La produzione è estremamente limitata, intorno alle 5.500 bottiglie, dando vita a un vino profondo e territoriale, caratterizzato da frutto rosso, note terrose e speziate, succosità e tannino, ma soprattutto da quella capacità di cambiare ed evolvere nel tempo che contraddistingue i vini della famiglia Maga.

CANTINA:
Lino Maga
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Siamo nell’Oltrepò Pavese, nel comune di Broni, dove Lino Maga è stato per decenni il volto e l’anima della cantina Barbacarlo, oggi portata avanti dal figlio Giuseppe. La storia della famiglia affonda le proprie radici alla fine dell’Ottocento: il nome Barbacarlo nasce in memoria dello zio Carlo “barba”, nel dialetto locale, significa proprio “zio” e identifica una collina registrata nelle mappe catastali di Broni già dal 1886. Barbacarlo e Montebuono sono i due vini simbolo dell’azienda, vini che prendono direttamente il nome dalla terra da cui nascono. La collina del Barbacarlo si estende per circa 4 ettari, su pendii ripidi e difficili da lavorare, caratterizzati da terreni poveri, tufacei e ghiaiosi e da un’esposizione prevalentemente a sud-ovest. Montebuono rappresenta l’altro storico cru della famiglia. Qui convivono le varietà tradizionali dell’Oltrepò: Croatina, Uva Rara e Vespolina, chiamata localmente anche Ughetta. La storia del Barbacarlo è anche una storia di lotte, ostinazione e difesa della propria terra. Per oltre vent’anni Lino Maga si è battuto affinché quel nome, legato indissolubilmente alla collina di famiglia, non potesse essere utilizzato indistintamente da altri produttori. Una battaglia diventata parte integrante della leggenda del Barbacarlo e della storia vinicola dell’Oltrepò Pavese. In vigna il lavoro è essenzialmente manuale e segue una filosofia di intervento minimo. Dopo un’attenta selezione e raccolta dei grappoli, le uve vengono pigiate e lasciate fermentare con macerazione nelle vecchie botti di rovere. La svinatura avviene generalmente dopo 7-8 giorni, seguita da travasi periodici che permettono al vino di decantare naturalmente. Non sono la tecnologia o le correzioni di cantina a determinare il carattere del vino, ma soprattutto l’andamento dell’annata e la materia che arriva dalla vigna. L’imbottigliamento avviene tradizionalmente già tra aprile e maggio successivi alla vendemmia. È proprio questa scelta a rendere il Barbacarlo un vino imprevedibile e affascinante: può sviluppare naturalmente una leggera rifermentazione in bottiglia, presentandosi talvolta quasi fermo e altre volte decisamente più vivace, con residuo zuccherino e presenza di carbonica che cambiano secondo l’annata e persino il momento in cui viene stappato. Non esiste quindi un Barbacarlo perfettamente uguale a un altro. Quelli della famiglia Maga sono vini vivi, profondamente legati alla propria terra, rustici nel significato più nobile del termine e capaci di evoluzioni lunghissime. Vini che difficilmente si lasciano rinchiudere in categorie precise, perché ogni vendemmia conserva una propria identità e racconta il carattere dell’annata senza cercare di uniformarlo. Forse è proprio qui che si trova l’essenza del Barbacarlo: non un vino costruito per essere sempre uguale a se stesso, ma un vino lasciato libero di diventare ciò che la terra e l’annata hanno deciso.

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Siamo nell’Oltrepò Pavese, nel comune di Broni, dove Lino Maga è stato per decenni il volto e l’anima della cantina Barbacarlo, oggi portata avanti dal figlio Giuseppe. La storia della famiglia affonda le proprie radici alla fine dell’Ottocento: il nome Barbacarlo nasce in memoria dello zio Carlo “barba”, nel dialetto locale, significa proprio “zio” e identifica una collina registrata nelle mappe catastali di Broni già dal 1886. Barbacarlo e Montebuono sono i due vini simbolo dell’azienda, vini che prendono direttamente il nome dalla terra da cui nascono. La collina del Barbacarlo si estende per circa 4 ettari, su pendii ripidi e difficili da lavorare, caratterizzati da terreni poveri, tufacei e ghiaiosi e da un’esposizione prevalentemente a sud-ovest. Montebuono rappresenta l’altro storico cru della famiglia. Qui convivono le varietà tradizionali dell’Oltrepò: Croatina, Uva Rara e Vespolina, chiamata localmente anche Ughetta. La storia del Barbacarlo è anche una storia di lotte, ostinazione e difesa della propria terra. Per oltre vent’anni Lino Maga si è battuto affinché quel nome, legato indissolubilmente alla collina di famiglia, non potesse essere utilizzato indistintamente da altri produttori. Una battaglia diventata parte integrante della leggenda del Barbacarlo e della storia vinicola dell’Oltrepò Pavese. In vigna il lavoro è essenzialmente manuale e segue una filosofia di intervento minimo. Dopo un’attenta selezione e raccolta dei grappoli, le uve vengono pigiate e lasciate fermentare con macerazione nelle vecchie botti di rovere. La svinatura avviene generalmente dopo 7-8 giorni, seguita da travasi periodici che permettono al vino di decantare naturalmente. Non sono la tecnologia o le correzioni di cantina a determinare il carattere del vino, ma soprattutto l’andamento dell’annata e la materia che arriva dalla vigna. L’imbottigliamento avviene tradizionalmente già tra aprile e maggio successivi alla vendemmia. È proprio questa scelta a rendere il Barbacarlo un vino imprevedibile e affascinante: può sviluppare naturalmente una leggera rifermentazione in bottiglia, presentandosi talvolta quasi fermo e altre volte decisamente più vivace, con residuo zuccherino e presenza di carbonica che cambiano secondo l’annata e persino il momento in cui viene stappato. Non esiste quindi un Barbacarlo perfettamente uguale a un altro. Quelli della famiglia Maga sono vini vivi, profondamente legati alla propria terra, rustici nel significato più nobile del termine e capaci di evoluzioni lunghissime. Vini che difficilmente si lasciano rinchiudere in categorie precise, perché ogni vendemmia conserva una propria identità e racconta il carattere dell’annata senza cercare di uniformarlo. Forse è proprio qui che si trova l’essenza del Barbacarlo: non un vino costruito per essere sempre uguale a se stesso, ma un vino lasciato libero di diventare ciò che la terra e l’annata hanno deciso.