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Barbacarlo Provincia di Pavia IGT 2020

VITIGNO:
Croatina Uva Rara e Vespolina
DENOMINAZIONE:
Provincia di Pavia IGT
ANNATA: 2020
ALCOL: 15 %
FORMATO: 0.75 lt

Il Barbacarlo viene prodotto in una collina ben delimitata denominata in catasto appunto "Barbacarlo”. Qui crescono da anni vitigni di Croatina, Uva Rara e Vespolina miscelati in tradizionale proporzione. La collina Barbacarlo è da sempre proprietà dei Maga. Il terreno è tufoso e impervio, con una esposizione a sud-ovest che gli permette di ricevere il sole tutto il giorno. Le lavorazioni in vigna vengono ancora effettuate manualmente e non vengono usati diserbanti o prodotti chimici di ogni genere. La produzione è limitata e varia di anno in anno, ma in genere è quantitativamente scarsa. La raccolta viene effettuata con una attenta selezione dei grappoli. In cantina, l’uva viene pigiata e fatta fermentare con macerazione in vecchie botti di rovere. La svinatura avviene dopo 7-8 giorni circa e successivamente si effettuano periodici travasi per la decantazione naturale. Ad aprile-maggio si procede all’imbottigliamento e le nuove bottiglie vengono lasciate orizzontali 40 giorni, poi raddrizzate in verticale e messe alla vendita dopo quattro mesi. Il Barbacarlo, essendo completamente naturale e non lavorato, presenta il cosiddetto fondo; per questo i Maga consigliano di non agitare la bottiglia prima di stapparla e berla. Ogni anno la natura gli dà la propria impronta madre, per cui ogni annata porta un particolare carisma. La vivace schiuma è una sua inderogabile proprietà, in quanto viene imbottigliato per tradizione subito ad aprile-maggio successivo alla vendemmia. I sugheri utilizzati sono i migliori, i più tradizionali e non trattati chimicamente; anche se talvolta, comunque di rado, possono riservare spiacevoli sorprese. In questo caso i Maga invitano a contattarli per poter rimediare all’inconveniente. Per quanto riguarda l’invecchiamento, il Barbacarlo 2020 può durare anche 40 anni. Per quanto riguarda l’abbinamento, i Maga consigliano di essere in due: “la bottiglia e chi la beve".

CANTINA:
Lino Maga
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Siamo nell’Oltrepò Pavese, nel comune di Broni, dove Lino Maga è stato per decenni il volto e l’anima della cantina Barbacarlo, oggi portata avanti dal figlio Giuseppe. La storia della famiglia affonda le proprie radici alla fine dell’Ottocento: il nome Barbacarlo nasce in memoria dello zio Carlo “barba”, nel dialetto locale, significa proprio “zio” e identifica una collina registrata nelle mappe catastali di Broni già dal 1886. Barbacarlo e Montebuono sono i due vini simbolo dell’azienda, vini che prendono direttamente il nome dalla terra da cui nascono. La collina del Barbacarlo si estende per circa 4 ettari, su pendii ripidi e difficili da lavorare, caratterizzati da terreni poveri, tufacei e ghiaiosi e da un’esposizione prevalentemente a sud-ovest. Montebuono rappresenta l’altro storico cru della famiglia. Qui convivono le varietà tradizionali dell’Oltrepò: Croatina, Uva Rara e Vespolina, chiamata localmente anche Ughetta. La storia del Barbacarlo è anche una storia di lotte, ostinazione e difesa della propria terra. Per oltre vent’anni Lino Maga si è battuto affinché quel nome, legato indissolubilmente alla collina di famiglia, non potesse essere utilizzato indistintamente da altri produttori. Una battaglia diventata parte integrante della leggenda del Barbacarlo e della storia vinicola dell’Oltrepò Pavese. In vigna il lavoro è essenzialmente manuale e segue una filosofia di intervento minimo. Dopo un’attenta selezione e raccolta dei grappoli, le uve vengono pigiate e lasciate fermentare con macerazione nelle vecchie botti di rovere. La svinatura avviene generalmente dopo 7-8 giorni, seguita da travasi periodici che permettono al vino di decantare naturalmente. Non sono la tecnologia o le correzioni di cantina a determinare il carattere del vino, ma soprattutto l’andamento dell’annata e la materia che arriva dalla vigna. L’imbottigliamento avviene tradizionalmente già tra aprile e maggio successivi alla vendemmia. È proprio questa scelta a rendere il Barbacarlo un vino imprevedibile e affascinante: può sviluppare naturalmente una leggera rifermentazione in bottiglia, presentandosi talvolta quasi fermo e altre volte decisamente più vivace, con residuo zuccherino e presenza di carbonica che cambiano secondo l’annata e persino il momento in cui viene stappato. Non esiste quindi un Barbacarlo perfettamente uguale a un altro. Quelli della famiglia Maga sono vini vivi, profondamente legati alla propria terra, rustici nel significato più nobile del termine e capaci di evoluzioni lunghissime. Vini che difficilmente si lasciano rinchiudere in categorie precise, perché ogni vendemmia conserva una propria identità e racconta il carattere dell’annata senza cercare di uniformarlo. Forse è proprio qui che si trova l’essenza del Barbacarlo: non un vino costruito per essere sempre uguale a se stesso, ma un vino lasciato libero di diventare ciò che la terra e l’annata hanno deciso.

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Lino Maga
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Siamo nell’Oltrepò Pavese, nel comune di Broni, dove Lino Maga è stato per decenni il volto e l’anima della cantina Barbacarlo, oggi portata avanti dal figlio Giuseppe. La storia della famiglia affonda le proprie radici alla fine dell’Ottocento: il nome Barbacarlo nasce in memoria dello zio Carlo “barba”, nel dialetto locale, significa proprio “zio” e identifica una collina registrata nelle mappe catastali di Broni già dal 1886. Barbacarlo e Montebuono sono i due vini simbolo dell’azienda, vini che prendono direttamente il nome dalla terra da cui nascono. La collina del Barbacarlo si estende per circa 4 ettari, su pendii ripidi e difficili da lavorare, caratterizzati da terreni poveri, tufacei e ghiaiosi e da un’esposizione prevalentemente a sud-ovest. Montebuono rappresenta l’altro storico cru della famiglia. Qui convivono le varietà tradizionali dell’Oltrepò: Croatina, Uva Rara e Vespolina, chiamata localmente anche Ughetta. La storia del Barbacarlo è anche una storia di lotte, ostinazione e difesa della propria terra. Per oltre vent’anni Lino Maga si è battuto affinché quel nome, legato indissolubilmente alla collina di famiglia, non potesse essere utilizzato indistintamente da altri produttori. Una battaglia diventata parte integrante della leggenda del Barbacarlo e della storia vinicola dell’Oltrepò Pavese. In vigna il lavoro è essenzialmente manuale e segue una filosofia di intervento minimo. Dopo un’attenta selezione e raccolta dei grappoli, le uve vengono pigiate e lasciate fermentare con macerazione nelle vecchie botti di rovere. La svinatura avviene generalmente dopo 7-8 giorni, seguita da travasi periodici che permettono al vino di decantare naturalmente. Non sono la tecnologia o le correzioni di cantina a determinare il carattere del vino, ma soprattutto l’andamento dell’annata e la materia che arriva dalla vigna. L’imbottigliamento avviene tradizionalmente già tra aprile e maggio successivi alla vendemmia. È proprio questa scelta a rendere il Barbacarlo un vino imprevedibile e affascinante: può sviluppare naturalmente una leggera rifermentazione in bottiglia, presentandosi talvolta quasi fermo e altre volte decisamente più vivace, con residuo zuccherino e presenza di carbonica che cambiano secondo l’annata e persino il momento in cui viene stappato. Non esiste quindi un Barbacarlo perfettamente uguale a un altro. Quelli della famiglia Maga sono vini vivi, profondamente legati alla propria terra, rustici nel significato più nobile del termine e capaci di evoluzioni lunghissime. Vini che difficilmente si lasciano rinchiudere in categorie precise, perché ogni vendemmia conserva una propria identità e racconta il carattere dell’annata senza cercare di uniformarlo. Forse è proprio qui che si trova l’essenza del Barbacarlo: non un vino costruito per essere sempre uguale a se stesso, ma un vino lasciato libero di diventare ciò che la terra e l’annata hanno deciso.