Thomas Batardière, classe 1980, studia antropologia e successivamente prosegue la sua formazione nel mondo del cinema. Il suo incontro con il vino avviene quasi per caso, all’età di 28 anni, ma si trasforma rapidamente in una vera vocazione. Decide così di cambiare completamente strada e intraprendere un percorso nel mondo vitivinicolo, iniziando con uno stage presso Mathieu Vallée di Château Yvonne, a Saumur. Tra il 2009 e il 2011 frequenta parallelamente un corso di viticoltura a Beaune, maturando la consapevolezza che è proprio tra le vigne che vuole costruire il proprio futuro. Nel gennaio 2012 Thomas decide di mettersi in proprio e acquista circa 2 ettari di vecchie vigne di Chenin Blanc a Rablay-sur-Layon, nel cuore dell’Anjou, in Loira. Due anni più tardi completa la costruzione della cantina e della propria casa, proprio accanto a quella del celebre vigneron Richard Leroy, con il quale negli anni instaura un rapporto profondo di amicizia e confronto. Fin dall’inizio Thomas applica i principi della viticoltura biodinamica appresi durante l’esperienza con Mathieu Vallée, ottenendo la certificazione Demeter nel 2015. Oggi, insieme alla moglie Marie-Lise, conduce appena 3,5 ettari di vigneto: 2,5 ettari di Chenin Blanc tra Rablay-sur-Layon e Faye-d’Anjou, 0,85 ettari di Grolleau e 0,15 ettari di Cabernet Franc. La maggior parte dei vigneti si trova a sud del fiume Layon, su terreni ricchi di argilla e scisti blu, caratterizzati dalla presenza di pietre, rocce e quarzo. Particolarmente significativa è la parcella di Montbenault, ricca di roccia vulcanica e piantata con viti provenienti da selezioni massali dei Domaine Huet e Clos Naudin di Vouvray. Thomas trascorre gran parte del proprio tempo in vigna e nutre un legame speciale con lo Chenin Blanc, varietà che ama per la sua finezza, la naturale acidità e soprattutto per la straordinaria capacità di restituire le sfumature dei diversi terroir. La vendemmia viene effettuata piuttosto precocemente, mentre in cantina Thomas predilige un approccio riduttivo e lunghi affinamenti sulle fecce, con l’obiettivo di preservare al massimo purezza, tensione e freschezza dei vini. Una visione che, curiosamente, non sempre trova d’accordo il suo amico e mentore Richard Leroy. L’utilizzo della solforosa è estremamente limitato: piccole quantità vengono eventualmente aggiunte prima dell’imbottigliamento e, in alcune cuvée, può essere completamente assente. Marie-Lise e Thomas Batardière amano definirsi non come creatori, ma come interpreti. La loro filosofia parte da un principio semplice: non creiamo nulla, riveliamo. Secondo loro, la vite è una delle piante capaci di esprimere con maggiore precisione il luogo in cui vive, purché venga accompagnata e guidata con sensibilità dal vigneron. Una volta svolto questo lavoro in vigna, la loro conclusione è quasi inevitabile: in cantina non resta quasi nulla da fare.